Ergonomia e nautica: c'era una volta una norma tecnica...

pubblicato: giovedì 20 marzo 2008 da Boccia in: Tecnica

posizione tientibene

…c’era una volta una norma tecnica chiamata EN ISO 15085 (2003) diventata poi norma nazionale sotto il nome di UNI EN ISO 15085 (2004). Perché “c’era una volta”? Perché la storia di questa norma sembra una favola, nessuno ne parla, nessuno la applica e tantomeno qualcuno si preoccupa di verificare se viene rispettata. Ma diamo un nome al protagonista dimenticato di questa storia: “protezioni contro la caduta in mare e mezzi di rientro a bordo”.

Incredibile ma vero, esiste un documento apparentemente sconosciuto che si preoccupa di definire tutti gli aspetti che concorrerebbero a diminuire i rischi di caduta a mare e comunque nella peggiore delle ipotesi a facilitare la risalita a bordo del malcapitato. Senza entrare nello specifico i punti salienti della norma sono:

  • dislivelli della coperta
  • fermapiedi (falchetta)
  • tientibene (sono quegli appigli in legno o in acciaio che si vedevano una volta sulle tughe delle barche. avete presente?!)
  • draglie
  • antiscivolo
  • mezzi di risalita a bordo utilizzabili senza assistenza (questi non so proprio come spiegarveli… non li avete mai visti!)

Bisogna dire in tutta sincerità che questo regolamento tecnico ha sicuramente delle pecche ma applicarlo è sicuramente meglio di non applicarlo. Ma non è questo il punto quanto il fatto che questa norma, giusta o meno che sia, dovrebbe essere seguita per legge! Una barca senza tientibene, falchetta e antiscivolo non dovrebbe poter essere certificata, formalmente non potrebbe navigare.

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E’ come se si potesse andare da un concesisonario di auto e ordinare una macchina senza cinture di sicurezza o decidendo che… “guardi l’airbag me lo faccia di pelle di cammello che mi si intona meglio con la tappezzeria. Anzi, non me lo faccia proprio che al posto ci mettiamo un bel frigo-bar!”.

Come mai una norma tecnica così importante rimane solo una favola?

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Commenti dei lettori

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  • Profilo di emmebi

    emmebi

    21 mar 2008 - 01:23 - #1
    3 punti
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    Direi che hai centrato in pieno il problema.
    Per le auto ci sono certi parametri di sicurezza da rispettare per poter vendere. Per le barche sono obbligatorie solo le dotazioni post incidente e non quelle per evitarlo, è un po’ come se ti obbligassero ad avere l’airbag e ti permettessero di montare le ruote da triciclo.
    Sarebbe bello se gli organi di informazione pubblicassero delle pagelle relative alla sicurezza

  • Profilo di Boccia

    Boccia

    21 mar 2008 - 10:46 - #2
    1 punto
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    la penso come te anzi peggio. Molto spesso infatti le dotazioni di sicurezza sono praticamente inutili anche se presenti! E parlo di una zattera mal posizionata, di estintori nascosti, salvagenti neanche scartati dal cellofan e razzi ficcati in chissà quale gavone sotto la dinette. Vi prego citatemi una sola barca che ha dei vani studiati con “grano salis” per ospitare tutti questi elementi!

    “sarebbe bello che gli organi…” sì ma purtroppo le riviste parlano di quello che la gente vuole leggere e apparentemente al diportista italiano di sicurezza gli interessa veramente poco. Mentre posso transigere sui mezzi di informazione sinceramente non posso capire come sia possibile che uno stato non si preoccupi di queste cose!

    Anche la famosa “storia” dell’italiano che non naviga più si spiega in parte con questa deriva anti-sicurezza/funzionalità. Anche a me passerebbe la voglia di navigare se ogni volta che ci provo scivolo in coperta, cado dalle scale di discesa, sbatto all’interno della barca su spigoli vivi, mi ustiono in cucina…

  • Profilo di emmebi

    emmebi

    21 mar 2008 - 11:40 - #3
    1 punto
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    “Mentre posso transigere sui mezzi di informazione sinceramente non posso capire come sia possibile che uno stato non si preoccupi di queste cose!” E’ come l’IVA sui leasing, pensano che tu ti faccia male in acque internazionali….
    Torno al parallelo con le auto, una volta le macchine (certe almeno) dovevano stare in strada, oggi la fanno, la provano, poi se non tiene la strada ci mettono esp,asr,…,xyz.
    Quanto al diportista… ancora troppo spesso sento persone convinte che basti stare con la costa a vista per non correre pericoli, senza capire che la maggior parte degli incidenti avvengono proprio sottocosta.
    Vogliamo poi parlare dell’ancora galleggiante, della tormentina… Raramente le vedi da noi.

  • Profilo di Boccia

    Boccia

    21 mar 2008 - 12:57 - #4
    1 punto
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    …anche quei pochi che hanno una tormentina o una randa di cappa dubito che l’abbiano mai armata…

    più che dare un voto sulla sicurezza delle barche, per vari motivi difficile da attuare, potremmo inaugurare una rubrica sui comportamenti sbagliati che hanno portato a infortuni, avarie o semplicemente ad un bello spavento. Per questo però serve il contributo dei diportisti…

    che ne dite colleghi e frequentatori del blog? si può fare?

    Potremmo chiamare la serie di post… sbagliando si impara!

  • Sergio -

    21 mar 2008 - 13:11 - #5
    1 punto
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    A proposito di comportamenti sbagliati… io una volta in fase di ormeggio in porto ho fatto un dritto solo perchè la coppiglia (pessimamente manutenuta) dello stick mi si è agganciata al marsupio. In quel caso è andata a finire bene ma a volte basta veramente poco per fare dei danni.

  • Profilo di emmebi

    emmebi

    21 mar 2008 - 13:22 - #6
    2 punti
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    Boccia: ottima idea!
    Proseguo sulla strada di Sergio.
    Ero con una barca a noleggio, con due difetti e una dimenticanza.
    Difetti: verricello dell’ancora non sotto quadro e relativo switch in pozzetto troppo esposto.
    Dimenticanza: l’armatore aveva appena fatto manutenzione e non aveva messo la cimetta di sicurezza.
    Morale un membro dell’equipaggio, navigando a motore, ha appoggiato il braccio sullo switch e ha calato l’ancora, gelcoat scheggiato e niente di peggio.
    Da quel giorno ho sempre verificato di persona la sicura dell’ancora, anche perchè con mare la catena rischia di saltare fuori dal verricello.

  • Profilo di Boccia

    Boccia

    22 mar 2008 - 10:26 - #7
    2 punti
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    …ah che bello! Quanto mi piacciono le storie del tipo “quella volta che”! Adesso vedo con i colleghi come organizzare magari un’e-mail dove poter ricevere le varie esperienze di vita.

  • Tappezzeria Nautica

    16 mar 2010 - 01:52 - #8
    0 punti
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    Questo articolo ha acceso un ottimo dibattito, ma purtroppo per tutti non sono questi i veri problemi del nostro tempo per cui se ne parla sempre meno.

  • exBoccia

    16 mar 2010 - 08:03 - #9
    0 punti
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    eheheh, forse, anche se la mancanza di ergonomia e di conseguente benessere è e rimane, a mio avviso, “il problema”! Magari non nell’ambito nautico, visto il periodo di crisi, ma sicuramente nei contesti di lavoro dove il rispetto dell’ergonomia è obbligatorio per legge e nessuno sa né come applicarla né tantomeno come verificarla! A tal proposito ricordiamoci che l’ambito nautico è anche un luogo di lavoro per molti professionisti.

    Anche la nautica “costruita”, proprio in un periodo come questo, forse, potrebbe ritagliarsi una clientela più solida iniziando a porre più attenzione alla cosiddetta progettazione user-centered: con l’uomo e le sue caratteristiche psicofisiche al centro del progetto.

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