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La psiche del navigatore solitario

Pubblicato: 13 mar 2009 da Proust

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Su BlogSTAR, il sito di Marco Nannini dedicato alla prossima Ostar, è uscito un interessante articolo che spiega quali sono i meccanismi della mente che spingono ad affrontare una navigazione oceanica in solitario, quali sono le molle che fanno scattare nel navigatore la voglia di avventura.

All’inizio si definisce la vela oceanica uno “sport estremo” e viene analizzato il perché della scelta di tale attività in confronto con gli altri sport senza aggettivo:

“Il rischio viene, in alcuni casi, definito come la tensione verso una meta non sicuramente raggiungibile, in particolare, un’azione viene definita rischiosa quando il suo corso sfavorevole implica una perdita. Dunque, l’incertezza dei “guadagni” o il pericolo per l’incolumità, o in genere la possibilità di trovarsi al termine dell’azione con un valore in meno rispetto a quanto si aveva all’inizio, rendono una determinata attività rischiosa e per molti decisamente attraente.”

Di seguito si passa ad analizzare le motivazioni più introspettive dell’avventura, il misurarsi con se stessi e le proprie capacità:

“Un’ulteriore spiegazione proviene dagli studi sulla probabilità e chiama in causa la tematica della riuscita. Il pericolo e la conferma del successo in condizioni d’emergenza accentuano l’importanza dell’abilità richiesta dal soggetto e la valutazione della minaccia che produce il brivido, dipende dalla stima che il soggetto compie delle proprie capacità. Un elevato grado di autostima e di giudizio positivo delle proprie capacità sono necessari per mettersi in gioco in modi così radicali da sembrare ai più irragionevoli.”

Infine si identifica con l’acqua l’elemento che tra gli sport estremi suscita nell’uomo le sensazioni più viscerali:

“Tra gli elementi naturali, l’acqua è quello che più degli altri acquisisce particolari significati a livello psicologico e dell’inconscio. In questa chiave di lettura la condizione di isolamento della la vela off shore in solitario può essere vista come una condizione che favorisce un’immergersi nell’inconscio”

Il testo completo dell’articolo lo trovate su BlogSTAR che negli ultimi giorni ha anche cambiato la grafica e migliorato di molto la navigabilità scalando la mia personale classifica dei “primi siti che apro alla mattina” fino alla primissime posizioni.

Via | BlogSTAR

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