Racconto di una traversata

Oggi uso il blog in modo improprio ma sento che è un’esperienza che vale la pena di condividere con chi avrà voglia di leggere fino in fondo: la traversata di pochi giorni fa dalla Sardegna alla Liguria per la prima volta con la responsabilità di barca e passeggeri tutta sulle mie spalle; spero mi perdonerete.

Partenza prevista da Porto Massimo (La Maddalena) per il giorno 21 Agosto. L’equipaggio è formato dalla mia ragazza, prima vacanza in barca, e da un amico poco più che neofita, ergo prudenza al cubo. Guardo le cartine su internet, ascolto i bollettini, tengo d’occhio il barometro e vedo che solo per il primo giorno è previsto vento da Maestrale sui 20 nodi poi entriamo nel ridosso della Corsica e per quando siamo fuori dall’altra parte abbonaccia tutto, si parte.

Giorno 1:
Destinazione Sud della Corsica per una rada (25 miglia). Il vento, naturalmente, è più del previsto: 30 nodi di Maestrale che raffica nelle Bocche alzando onda corta e incrociata, due mani di terzaroli alla randa, motore e pazienza se si balla un po’. L’equipaggio risponde bene, sembra pure divertito, la barca fila che è una bellezza, per fortuna non è una preoccupazione. Arriviamo bagnati ma felici alla rada di Pinarello dove regna la bonaccia assoluta, notte più che tranquilla.

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Giorno 2/3:
Destinazione Capraia, tappa noiosa con 100 miglia davanti e previsioni di caldo torrido per l’intera giornata, così è. Dopo 14 ore di navigazione ed una sosta per rifornimento a Bastia arriviamo in Capraia già col buio, bonaccia. Approccio alla baia del porto girando la punta del Ferraione e mi ritrovo davanti un po’ di riferimenti saltati.

Sono stato tante volte al porto di Capraia ma davvero non mi ci ritrovo: l’imboccatura è rivolta a Nord anziché a Est, sulla parte Sud della baia c’è una fila di barche ormeggiate a quello che sembra un pontile (scopro solo oggi che era un nuovo campo boe) e lungo la costa subito a sinistra del fanale rosso una serie di lucine lampeggianti a pelo d’acqua che non fanno pensare a nulla di buono.

Sapendo bene di non avere speranze di trovare un ormeggio in porto decido di dare fondo, la baia è ad ancoraggio libero ma al centro è molto profonda, dove di solito ci si ancorava in tranquillità c’è il campo boe al quale non oso avvicinarmi e dal lato del molo di sopraflutto non si può più stare perché è diventato canale di ingresso al porto. Do fondo al centro: 50, 60 metri di catena dovrebbero bastare, in fondo c’è bonaccia, ma non mi piace.

Mi chiama mio padre al telefono mentre bolliva l’acqua della pasta e mi dice che sta entrando una libecciata che i bollettini non avevano dato, gli spiego la situazione e intanto il vento comincia ad incanalarsi dalla valle dietro al porto, 5 nodi, 8 nodi, 10 nodi, se solo fossi sotto al costone… ma sono in mezzo, mannaggia. Un francese con una bella barca ben attrezzata alla ruota accanto a noi molla e se ne va, comincio a pensare di imitarlo, ma ho già 14 ore di navigazione alle spalle e farne altre 8 non era nei piani…

Richiamo mio padre che alla mia idea lascia seguire qualche interminabile istante di silenzio poi mi dice “sei tu a bordo, valuta tutto e decidi tu.” Deciso, si riparte. Do ordine di fare un termos di caffè, preparo la barca distribuisco cerate, giubbotti e cinture e spigo la situazione, ci aspetta una notturna movimentata, probabilmente bagnata ma domani è peggio sicuramente.

Salpiamo e facciamo rotta verso Nord con le solite due mani alla randa e motore, ci starebbe bene anche la trinchetta ma andare a prua ad armarla non mi sembra prudente. C’è già una bella onda al traverso con qualche frangente, la barca è bagnata ma il pozzetto per fortuna no, vento sui 20 nodi di bolina larga, darà buono più avanti. Notte tutto sommato tranquilla, i ragazzi non sono preoccupati, anzi.

Alle 8 del mattino arriviamo al Golfo dei Poeti con onda lunga formata al giardinetto che ci spinge: 8, 9, 10 nodi, faccio un po’ io e un po’ lascio fare a Otto (nome dato al pilota automatico) col quale instauro un’immaginaria gara a chi segna il massimo scendendo dalle onde, vinco io (deliri dopo 22 ore di navigazione). Entriamo nel ridosso della Palmaria e nonostante la caffeina in corpo ci facciamo una bella dormita.

Giorno 4:
Tappa breve fino a Santa Margherita con onda residua che ci fa ballare ma tutto sommato rilassante rispetto al giorno precedente, rientro tranquillo.

Riflessioni:
Comprare sempre gli aggiornamenti del portolano (non fidarsi delle info online, sul sito della Capraia il campo boe non c’è). Anche per una navigazione prevista tranquilla premunirsi come se dovessimo incontrare 60 nodi, aiuta te a stare tranquillo e l’equipaggio a sentirsi sicuro.

Pensiero ricorrente:

Un commento di Matteo Rinaldi ad un post su Velablog in merito ai sentimenti del velista con la responsabilità della barca e dell’equipaggio: “Il marcatore di Maradona la sera prima della partita dormiva più tranquillo.” Verissimo!

Foto | Proust


postato da Proust il giovedì 28 agosto 2008 in:
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