…mette l’arrivo sottocosta sbattendosi qual minimo che basta per piazzare una boa e poi pretende di prendere i tempi sull’allineamento del pontile. Peccato che magari le condizioni non siano sempre così adatte alla situazione come nel caso del video.
A giudicare dalle ochette e da quanto camminano i surfisti direi che siamo intorno ai 25-30 nodi, la regata è competizione e quindi guai a Dio a tirar giù lo spinnaker prima del traguardo, il risultato è ciò che si vede sopra.
Come malignamente fatto notare da Snipeout magari c’è di mezzo lo zampino di un velaio della zona, che magari è pure il cugino del Direttore di Regata…
Via | snipeout.blogspo.it
Siamo quasi a metà della finestra utile per il nostro concorso fotografico, niente di nuovo sul fronte ma solo un richiamo generale all’attenzione, sappiamo che molti di voli le ferie se le sono già giocate e che avete una sacco di foto bellissime chiuse in qualche cartella del vostro PC, che aspettate?
Per tutti gli altri non dimenticatevi di ricercare gli scatti più particolari e divertenti delle vostre vacanze / navigazioni, la casella mail a cui inviarle è sempre yachtandsail@blogo.it, per chi avesse bisogno di una ripassatina il regolamento lo trovate qui, mail e commenti (preferibilmente per evitare di dare le stesse risposte più volte) sempre a disposizione per domande e chiarimenti.
Fuoco alle polveri quindi!

Ieri mattina il Plastiki, il catamarano costruito con le bottiglie di plastica di cui vi avevamo parlato qui, ha finalmente concluso la sua odissea giungendo nella baia di Sydney dove accompagnato da una folta flotta di curiosi e sostenitori ha gettato l’ancora davanti al Museo Marittimo Nazionale nella baia di Sydney.
Il miliardario David de Rotchild ha così realizzato il suo sogno di traversare il Pacifico coprendo le 8400 mila miglia che separano San Francisco da Sydney in 130 giorni navigando su 12.500 bottiglie di plastica. Lo scopo, come abbiamo più volte detto, era quello di sensibilizzare il mondo sull’inquinamento dei mari ed in particolare fare un monitoraggio attento sul Pacific Trash Vortex.
Quali siano i risultati concreti della ricerca non è ancora dato saperlo, però il sito di Plastiki è molto carino, nella pagina “What is The Palstiki” sono riassunti in forma grafica alcuni dati del viaggio come ad esempio il numero di foto scattate (10.400) o il vento massimo incontrato durante la traversata (60 nodi).
Via | theplastiki.com
La foto che vedete qui sopra l’ho scattata a bordo di Hussi, un bellissimo Sangermani del 1974 dove in bella vista sul carteggio campeggia la targa con la scritta, che in inglese rende infinitamente di più, ma più o meno recita:
“Se Dio avesse voluto che costruissimo barche in vetroresina avrebbe fatto crescere alberi di vetroresina.”
Ovviamente si può essere d’accordo o meno, il sottoscritto lo è pienamente ad esempio. Si tratta di una provocazione per tutti coloro che negli anni 70 si addentravano nel nuovo mondo della plastica per costruire le barche, Sangermani è stato uno degli ultimi a convertirsi alle nuove tecnologie ma i suoi migliori lavori sono e restano le costruzioni in legno.
Il passato alle volte ritorna nei modi più bizzarri e nei luoghi meno attesi. Qualche giorno fa è stato scoperto un relitto di una nave presumibilmente della seconda metà del ‘700 negli scavi di Ground Zero, dove una volta sorgeva il World Trade Center.
La porzione di nave riportata alla luce è di circa 10 metri ed era sepolta nel fango da 200 anni, ora si scava a mani nude perché il reperto è molto fragile ma già alcuni elementi interessanti sono emersi. Ritrovato un frammento di quella che poteva essere una stufa, una scarpa ed un ancora che però non è ancora chiaro se appartenga alla nave in questione.
Probabilmente il relitto era stato usato come materiale da riempimento quando fu estesa l’area a sud di Manhattan, difficile per il momento risalire al tipo di nave ed all’epoca precisa, sono in corso rilievi e alcuni frammenti dello scafo verranno portati in laboratorio per le analisi.
I lavori per il cantiere di Ground Zero non possono rallentare e l’esposizione del relitto all’ara aperta sono elementi di premura che porteranno probabilmente a salvare solo in parte i resti della nave che resta tuttavia una scoperta molto interessante.
Sul sito del New York Times alcune foto del relitto, vedremo gli sviluppi futuri.

L’idea di questa operazione è dell’azienda vinicola Bisson di Chiavari che ha pensato bene di provare a far invecchiare il proprio spumante sul fondo del mare, per un anno, e poi assaggiarne i risultati, lo scopo di tutto ciò si sposa con le necessità di avere un luogo a temperatura costante e buio.
Una cantina direte voi, troppo facile, 13000 bottiglie di spumante sono state calate in mare nel maggio del 2009 presso la Cala degli Inglesi vicino a Portofino e ieri la prima metà del prezioso carico è stata recuperata.
Il titolare dell’enoteca, Piero Lugano ha commentato così dopo il primo assaggio :
Al di là del fatto che il processo di maturazione era sempre stato monitorato, oggi abbiamo fatto un primo assaggio, ancora all’interno della barca. La sensazione è che la qualità di questo spumante sia davvero elevata. Adesso, il processo di affinamento in miniera servirà a migliorare ulteriormente il livello.
Il processo di maturazione dello spumante proseguirà per alcuni mesi in un altro luogo particolare, la ex-miniera di ferro e manganese di Gambatesa, in Val Graveglia. La commercializzazione dello spumante dovrebbe arrivare nella seconda metà di Novembre, giusto giusto per Natale.
Via | ansa.it
Variante dinamica delle follie che si possono fare in barca, qui si necessita della barca in movimento sotto vela ed un discreto angolo di sbandamento. Fondamentale anche la reattività del drizzista che deve essere molto lesto a manovrare le sorti del malcapitato appeso.
Una drizza, un bansigo, possibilmente un retriver per tornare a bordo e un amico che filmi il tutto per poi metterlo su Youtube. A giudicare dall’esiguo numero di video riguardanti questo esercizio presenti in rete lo mettiamo per ora, in cima alla classifica del coraggio necessario.
Qui le varianti meno pericolose degli esercizi attuabili in barca.
Questo post ha carattere esclusivamente informativo, decliniamo ogni responsabilità per eventuali (probabili) danni a cose o persone derivanti dalla messa in opera di quanto illustrato.

Qualche giorno fa la vignetta che vedete qui sopra è comparsa su Sailing Anarchy con un quote ad un certo “anarchist Daniel” che però non provai a cliccare, avrei dovuto. Oggi scopro grazie ad un altro di quei blog che alla mattina ti mettono di buon umore - Snipeout- che l’autore della sopra citata vignetta si chiama Daniele, è italiano ed ha aperto un blog dedicato proprio a questo genere di pubblicazioni.
Il link è sailingbreak.blogspot.com, andate a dargli un’occhiata che merita sicuramente una visita, essere on line da due mesi ed essersi già beccato una citazione su SA non è cosa da poco, vuol dire che i numeri ci sono e che spesso e volentieri le sue vignette irromperanno nella nostra routine velica. Bene, bravo, ancora!
Via | snipeout
Ok, avete ragione forse stiamo esagerando con questi suggerimenti. Qui le cose cominciano a farsi serie e mai come oggi ha valore la clausola a fine post. L’idiozia di oggi è una sorta di catapulta umana che si può fare con una drizza ed un tender.
La dinamica del video è chiara, ovviamente bisogna avere a disposizione una barca di una certa stazza un tender potente ed una buone dose di coraggio, tutto è naturalmente in proporzione (il video scelto è il più “da pazzi” che ho trovato). Ci sentiamo di consigliare la partenza dall’acqua ma poi ciascuno è libero di fare come meglio crede.
Le altre demenzialità della rubrica Vela e Fantasia.
Questo post ha carattere esclusivamente informativo, decliniamo ogni responsabilità per eventuali (probabili) danni a cose o persone derivanti dalla messa in opera di quanto illustrato.
Altro capitolo delle idiozie che si possono fare con una barca, un gruppo di amici e un pizzico di coraggio. Ricordo da piccolino che anche mio padre faceva quanto si vede nel video, io rimanevo molto impressionata dal babbo-tarzan senza rendermi conto troppo di rischi, ora ha tre ernie discali ma voglio credere che non sia colpa di quelle esibizioni.
Ad ogni modo, con le dovute precauzioni la cosa non è così pericolosa, basta darsi una bella spinta e lasciarsi andare prima di rovinare disastrosamente in pozzetto. Certo che avere la barca con la chiglia basculante che ti permette di guadagnare sbandamento da fermi è un bel vantaggio, roba per pochi eletti però.
Per i più curiosi abbiamo creato una tag sotto cui mettere queste diavolerie, Vela e Fantasia vi porterà agli altri video del genere. Ora la formula di rito:
Questo post ha carattere esclusivamente informativo, decliniamo ogni responsabilità per eventuali (probabili) danni a cose o persone derivanti dalla messa in opera di quanto illustrato.